Il Teatro dell’Oppresso (TDO) è un insieme dinamico di tecniche ludico teatrali che permette di porre in scena le situazioni oppressive del nostro quotidiano, per analizzarle e cercare collettivamente un modo per farle evolvere. Queste tecniche si rivelano molto efficaci per lavorare in diversi ambiti e attraverso giochi ed esercizi stimolanti si permette di sviluppare l’interattività e la partecipazione, per agire sui problemi delle nostre vite in un modo ludico e positivo. Esse si utilizzano per:

✔ facilitare l’espressione dei più timidi e abbattere eventuali muri che ciascuno di noi eregge;
✔ creare una dinamica di gruppo basata sulla fiducia;
✔ permettere ad ognuno di scoprire, divertendosi, le proprie attitudini e tendenze relazionali;
✔ creare un gruppo a partire dagli individui e dalla loro esperienza concreta.

IL TEATRO IMMAGINE
Nel teatro immagine i partecipanti scelgono un tema e creano delle statue con i propri corpi, interagendo con gli altri partecipanti. Questo linguaggio fisico, metaforico, allusivo, permette di esprimere situazioni complesse in silenzio, prima che intervenga il ragionamento. Solo in seguito i partecipanti le interpretano, proiettandovi le loro problematiche. Il teatro immagine è, dunque, uno strumento prezioso per chiarire situazioni complesse e per risolvere problemi; le immagini servono anche per la creazione di scene di teatro forum o teatro invisibile dove un pubblico potrà intervenire.

IL TEATRO FORUM (forum Theatre)
Nel Teatro Forum, le scene che vengono recitate in pubblico sono brevi e vengono ripetute due volte. Durante la prima il pubblico scruta i personaggi, scopre e identifica problematiche e temi presentati, successivamente il facilitatore (Joker) chiede agli spettatori se, e in che modo, si può far evolvere la situazione. La scena riparte una seconda volta e il pubblico può interromperla quando gli sembra più opportuno, per proporre delle alternative, sostituendosi ad uno dei personaggi o creandone di nuovi. In questo modo, il pubblico scopre quali sono le conseguenze di ogni nuova proposta. Al termine di ogni intervento, il facilitatore pone delle domande al pubblico per stimolare la partecipazione attiva e la ricerca di soluzioni, facendo emergere eventuali considerazioni positive e negative.